°°(Smoking Kills. Use jeans.)

scritto da Nevvero il mercoledì, 18 febbraio 2009,09:48





Non so a voi, ma a me questo spot fa venire la pelle d'oca.
Oltre alla voglia di fumarmi un'intera stecca di marlboro, alla faccia dello Stato. Solo che poi mi ricordo chi è che detiene il monopolio sui tabacchi.
E che ci guadagna il 20% su quei viziacci brutti brutti che fanno star male la piccola, tenera, bionda bamboccina formato Prime Time.
Uhm, sono combattuto.
No, non lo faccio. Ma solo perché ho ricominciato ad allenarmi in palestra. Ma la tentazione è forte.

Ah, sì. Sto leggendo la Storia d'Italia di Montanelli, la parte dedicata all'Italia Littoria.
Guardo il libro.
Guardo il filmato.
Ipocrisia, appello a valori condivisi da "tuutti" (Cristo, è peggio dei testi di Sanremo, il che è tutto dire!), ordini perentori firmati dal Ministero (odio sinceramente quel Tutti devono smettere di fumare!). E camicia nera. Taaaaaac.

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°°(Yes, We Can't)

scritto da Nevvero il giovedì, 06 novembre 2008,16:39





Così. Un giorno ti svegli, accendi il computer e puff, leggi qualcosa che non ti sembra vero.
Ce l’ha fatta. Onore e gloria al Nuovo che Avanza.
Dura poco. L'amarezza copre ogni cosa quando penso ai nostri, di avanzi, alle stesse facce trite e ritrite che mi hanno succhiato ogni voglia di partecipare, di informarmi, di votare, di seguire vicissitudini che appartengono sempre meno al mondo della politica e sempre più al gergo da Bar Sport.
Perché perder tempo a scrivere sul blog quando non serve? RSVP.


Il punto è che ci stiamo ri-fascistizzando (ma di brutto, ragazzi) mentre il mondo va verso i social network, verso il policentrismo, l'ecumene globale. Siamo provinciali, autarchici, ringhiamo, guardiamo in cagnesco e pisciamo sul nostro giardino per paura che qualcuno ci invada.
Prigionieri di un nano cialtrone che fa credere ai più (i tantissimi ignoranti che compongono la maggior parte della popolazione italiana) che la Guerra Fredda non è mai finita e che oltre Cortina (d'Ampezzo) ci sono i comunistacci cattivi pronti a rovinarci la settimana bianca.
Vade retro, Saragat.


Ragazzi, poche palle, su quello che è successo alla sede di “Chi l’ha visto?” e che è stato minimizzato dalla RAI stessa (vien facile immaginare il perché), c’è poco da dire.
E del resto non è che il corollario delle ultime azioni, opere e omissioni dell'attuale Governo, che rispetta la "voce 'e popolo" a legislature alternate, evidentemente.
Sono tornate le ronde fasciste, le spedizioni punitive, le rappresaglie.

“Sembra che abbiano vinto loro: loro hanno perso, ci lascino lavorare, dichiara il Berlusca a proposito dell’ingenuo, piccolo, tenero, incolpevole Veltroni, che si sforza di saltare sul carro del vincitore (onore al vero: non è cosa dell'ultim'ora), come lo scolaretto che alza la mano dal fondo dell’aula sperando di farsi notare dalla Maestra Obama.

Quelci lascino lavorare” unito alle recenti evocazioni nostalgiche di celerini e molotov di Kossiga e al comportamento tenuto dal Governo che si è concesso il lusso di ignorare milioni di persone scese in piazza a protestare contro il decreto Gelmini (invocando manganellate che non figuravano tra le promesse fatte in campagna elettorale: dev’essere l’omaggio della casa…) e, ancora, all’informazione di regime che sta zitta e subisce, non è fraintendibile.

Apprendo oggi che vogliono porre la fiducia sulla Finanziaria (il presidente della camera Fini, poraccio, non sa più che cazzo dire, non essendo spregiudicato quanto il Capo e molto più onesto, in tutti i sensi)
Pure Guzzanti (della famiglia, quello che fa più ridere) comincia a suggerire che magari si stanno allargando tra Energumeni Tascabili e Mignotte Meritocratiche.
Il gradimento è solo nei sondaggi, ma quando nessuno si lamenta, o va tutto bene, o hanno requisito i microfoni.
I fasci sono tornati.

Oltre Atlantico.
McCain si è congratulato immediatamente con Obama, senza gridare ai brogli, senza ricontare le schede, calmando gli animi bollenti dei suoi con un cenno della mano, mano che ha poi offerto al nuovo Presidente, che in una parte bellissima del suo primo discorso ufficiale ha chiesto agli americani di seguire l’esempio dei pionieri porgendosi le "mani callose" per fronteggiare le nuove terribili sfide.

Ha ragione Obama quando dice che la vera forza dell’America, di quel grande paese tenuto sotto chiave per 8 anni dall’Orco Cattivo manco fossimo in una fiaba dei fratelli Grimm, è la capacità di lavorare tutti insieme in vista di un fine. Invidio l’America per il suo presidente e èer il suo popolo. Non saremo mai uniti come loro.

Che abbiamo noi?

- Sua Emittenza che prepara il terreno al suo triplo salto carpiato, il capolavoro della sua vita: il Barone Rosso della Retorica è pronto a dimostrare al mondo intero che non ha MAI sostenuto Bush e che ha tantissime cose in comune con Obama.
Sono anziano e potrò dargli dei consigli appena ci vedremo”. Vualà, il Revisionismo è servito… il minus della gerontocrazia politica italiana diventa un plus in termini di saggezza, vi pare?
Ci candidiamo ad essere la guida di chi guida del Paese Guida...
Gli italiani ci crederanno appena il Capo prenderà a farsi le lampade per non sfigurare in tv accanto all’Amico Obama. Bush? Non l'avrà mai sostenuto.
George Orwell, dal paradiso degli scrittori, sghignazza, forse. O magari inorridisce.

- Quell’idiota di Gasparri, poi, dimentica di essere Presidente dei senatori del PDL e rappresentante del popolo italiano e, come se nulla fosse, sentendosi in diritto/dovere di dire la sua manco fosse davvero al già evocato Bar Sport, afferma che “ora Al Quaeda è più felice”. Pioggia di smentite, ma la frittata è fatta.
Invece di esultare per autogol simili e approfittarne, l’Opposizione tace, dorme.



(continua… forse.)
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°°(Who Wait for the Watchmen?)

scritto da Nevvero il giovedì, 23 ottobre 2008,09:13











Non sto più nella pelle. Hurrrrm.
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°°(Poeti in erba)

scritto da Nevvero il venerdì, 03 ottobre 2008,17:41


"Sei un tipo riflessivo, tranquillo e riservato con picchi di pazzia spesso e volentieri.. Che nascondi? Quali segreti si celano sotto la tua scorza di placido silenzio? Si dice che cane che non abbaia morde..."


Una delle tremila applicazioni di Facebook mi propone di scoprire (con appena 5 domandine) a quale poeta assomiglio.
Ero praticamente certo che sarebbe uscito Leopardi: è vero che non ho mai dedicato un'ode a Silvia, ma quanto a musoneria, lunaticità e pessimismo cosmico direi che ce la giochiamo.

Esce Pascoli. Un po' mi sta sul cazzo da sempre, il Pascoli. Forse perché mi hanno sempre spaventato alcuni lati della sua psiche che ricalcano fedelmente alcune mie debolezze.
C'è tutto. La scorza, l'intuizione poetica, gli occhi del fanciullino, lo spirito contemplativo. Troppo contemplativo. Ricordo che il prof del liceo c'aveva - all'epoca - scioccato rivelandoci che "forse non ha mai conosciuto donna in vita sua".
Insomma, un represso. Uno che aveva tanto, dentro. E che riusciva a esprimerlo solo in versi.
Uno che poteva spaccare, ma che si limitava a guardare, per paura di rovinare tutto.
Uno che si teneva tutto dentro.
Che invidiava chi riusciva a vivere così a cuor leggero.
La gente semplice che non se la menava tanto. Quelli che, mentre lui contemplava il Gelsomino Notturno, se ne stavano chiusi in casa, con la luce "che a poco a poco si affievoliva".
Quello che succedeva a luci spente, poteva solo immaginarlo.

Ho paura di riuscire solo a guardare, di non aver la sfrontatezza per bere a grandi sorsi dalla coppa della vita.
Di essere una grande spalla, ma un pessimo capocomico.

Sia quel che sia, mentre facevo richerche su internet per lavoro, ti trovo, per caso, una delle sue poesie che ho più amato.
Premetto: non amo la poesia in senso lato. Adoro alcuni poeti, ma c'è così tanta faciloneria e ipocrisia (e malafede) nei versi di taluni (quelli che, per intenderci,  hanno gioco facile a rivolgersi al popolino, bluffando spudoratamente) da farmi sospettare ormai delle intenzioni di ogni vate.
Prima o poi lo scriverò, un post in cui separare i Buoni dai Cattivi, giuro.
Per ora farò uno strappo alla mia regola non scritta e vi copincollerò una poesia.
Non sono uno che si lascia commuovere da un paio di versi ruffiani, in fatto di poesia so essere molto, molto esigente. Ma riconosco barlumi di genio in questi dodici versi.
Siate buoni, leggeteveli.


Novembre (G.Pascoli)
 

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al più sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti.


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°°(Lonely in the Sky with Diamonds)

scritto da Nevvero il mercoledì, 24 settembre 2008,14:46



Giorni confusi, questi.
Non so bene cosa mi succede, non so ancora dove sto andando.
Allo sbando, ecco.
Una strana sensazione di disagio di fondo.
La paura di un viaggio verso l'ignoto.
E una nuova certezza.
La solitudine ci rende ancora più soli.

Un paradosso? Forse.
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°°(Uno spot che ha fatto Epoca)

scritto da Nevvero il venerdì, 05 settembre 2008,09:09







Prima di tirarmi una tonnellata di sanpietrini appresso per l'ennesima pubblicità con cui infetto il mio blog, guardatelo.

Se non vi viene neppure un brividino piccolo piccolo avete il cuore di pietra.
E quindi potete procedere con l'infame sassaiola.
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°°(Space Oddity.)

scritto da Nevvero il lunedì, 14 luglio 2008,01:45
Quando comincio a scrivere sono le due di notte in punto. David Bowie in sottofondo, Space Oddity. (Gran bel pezzo.)
Sono stanco, molto. E’ notte fonda, fuori c’è il diluvio.
Siamo in piena estate, ma evidentemente il clima non lo sa. Non si spiegano, altrimenti, la grandine, le alluvioni, i lampi e i tuoni che riempiono questa notte insonne.
Ah, casomai ve lo chiedeste, sono ancora in ufficio.
Pronto a passare la prima notte in agenzia della mia carriera (carriera?).
E’ una vita che non scrivo sul blog, ma è una notte strana, sembra quasi di essere in un’altra dimensione. L’aria è carica di elettricità, il cielo appesantito da nuvole cariche di pioggia.
Perché non chiedere una tregua al mio silenzio, un armistizio al mio blocco da scrittore?

Sia chiaro, l’alibi degli impegni non reggerà in eterno, oh no, Signori della Corte, lo so bene.
Se non scrivo, un motivo c’è, e non si tratta della mancanza di tempo. (Il tempo che usiamo per scrivere, come quello che usiamo per leggere e per fare quello che ci piace, è sempre tempo rubato, sgraffignato e consumato di nascosto, voracemente.)
Se non scrivo, è perché mi rendo conto di non avere argomenti, e all’aria fritta preferisco l’aria pulita, il vuoto. Non scrivo perché mi sento arido.
Fondamentalmente, ho buone ragioni per credere che io stia diventando stronzo. O che lo sia già diventato, non riesco ancora a rendermi conto dello stadio di avanzamento del male. Ed ho paura.
E’ una cosa che mi ha detto qualcuno che mi vuole bene, e da allora non faccio che pensarci.
Sto diventando uno stronzo.
(Pum! Improvvisa rivelazione.)

Pochi mesi non ero così. Non ero tanto cinico, freddo, corazzato, incapace di scrivere due righe oltre a trite battutine e testi pubblicitari ("sintetici e cadenzati, mi raccomando").
Non trascuravo gli amici.
Non trattavo con sufficienza le persone a cui voglio bene.
Ero allegro (certo, quando non ero depresso per la mia situazione, c’est la vie).
Avevo una vita sociale (ripeto, sono le due di notte, scrivo dall’ufficio, probabilmente dormo qui, stanotte).
La filosofia del “pensa solo a te stesso, gli altri vogliono solo incularti” non mi aveva ancora contagiato.
(Oh! Milano, Milano…)
Ci penso. Cerco di convincermi che non è vero, non è così.
Ho bisogno di credere che sotto la scorza ci sia ancora io.

Quello capace di commuoversi per un libro, una canzone, un film.
Quello che si fa in quattro per gli amici.
Quello che ama cucinare.
Quello che sa stare al gioco.
Quello gentile.
Quello che è prolisso, che scrive taaanto.
Quello innamorato dell'amore.
Quello simpatico.
Quello che si può definire “un bravo ragazzo”.

Ci sto provando, giuro.
Si tratta di trovare un equilibrio, ma è come camminare sui carboni ardenti: in un modo o nell’altro ci si scotta.
(L’equilibrio. Una volta ero io l’equilibrio, nel mio piccolo, uno dei punti fermi del mio microcosmo di affetti.
Non me ne rendevo conto. Me ne accorgo solo ora, ora che realizzo che a loro manco quanto loro mancano a me. Che hanno bisogno di me quanto io di loro...)

Il fatto è che da approdo sicuro sono diventato una piccola zattera sbattuta a destra e a manca dal mare in tempesta.
Ho un bel daffare a fingermi autonomo, a mostrarmi forte: la verità è che sebbene riesca ad andare avanti da solo, ciò non vuol dire che la cosa mi piaccia.
E poi, diciamocelo, tutte queste responsabilità, i nuovi problemi, i soldi (pochi), gli impegni (troppi) e lo stress, ma chi li aveva mai visti?
Alla fine, ho ventitrè anni, potrei starmene zitto zitto per i fatti miei.
E poi. Poi. Poi mi caco sotto. Di fallire, ma anche di perdere qualcosa d'importante.

Ci sto provando a recuperare me stesso.
Come un paese devastato dalla guerra che cerca la sua identità, le sue icone, le basi su cui ricostruire.
Il cinismo non può, non deve averla vinta su tutto il resto.
Arriverei ad un punto di non ritorno, e mi mancherei moltissimo.
Non posso farmi questo.

E’ tardi, mi rendo conto che la retorica marzulliana incombe sulle mie parole. Non mi avventurerò nei selvaggi territori delle domande suggestive. In fin dei conti, questo sproloquio era solo una prova.
Volevo vedere se riuscivo ancora a scrivere per più di una pagina.


(…)



Ieri sera ho cucinato. Per tre.
Salmone al vino bianco. Con spinaci saltati. Un’ottima bottiglia di Falanghina freddo al punto giusto, e macedonia di frutta fresca con yogurt.
Su tutto, un condimento segreto che avevo dimenticato di avere.
La gentilezza.
Tra le macerie che mi circondano, mi sembra un buon punto su cui cominciare a ricostruire.
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°°(Gorilla.)

scritto da Nevvero il mercoledì, 25 giugno 2008,16:34



Questo è il commercial che ha vinto il Gran Prix al festival internazionale della pubblicità di Cannes.
Come immaginerete, Cannes è il festival più importante (beh, più o meno... sicuramente è il più noto) del settore, e il Gran Prix è il massimo riconoscimento.

Tenendo presente che si reclamizza Cadbury, la "cioccolata del bicchiere e mezzo di latte", trovate questo film geniale o ritenete che sia il classico caso di "devo dire che è fico perchè tutti i migliori creativi credono che sia fico, e pertanto farei la figura del fesso a dire il contario"?.

La rete (i blog di settore) s'è spaccata tra apocalittici ed entusiasti. Chi esalta e chi denigra. Chi emette gridolini estasiati e chi resta col sopracciglio inarcato a dire "è uno scherzo??".

Non so se ci faccio la figura di un tolemaico che rifiuta l'arrivo di Copernico o se quella della sfortunata Cassandra, l'oracolo che diceva il vero ma che non era mai creduto... ma a me proprio nun me piace.

E a voi dice nulla? Mi piacerebbe conoscere il punto di vista dei miei amici "consumers"...
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°°(Giù il cappello.)

scritto da Nevvero il lunedì, 09 giugno 2008,10:21




Uno degli spot più belli che abbia mai visto. Oro a Cannes l'anno scorso, ed è facile capire perchè.
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°°(Ridi, Pagliaccio)

scritto da Nevvero il giovedì, 15 maggio 2008,16:51






IO DEVO VEDERE QUESTO FILM!!!!
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